Capitali senza campioni
2026-01-05 20:55:00 Non si sprecano commenti e polemiche in questi minuti sui social a proposito dell’ultima news riguardante la Serie A:
La Dinamo di Berlino governò l’Oberliga con il pugno di ferro, protetta dal regime comunista dell’allora Germania dell’Est, ma la caduta del muro portò con sé, tra molte altre conseguenze, la riunificazione del calcio tedesco con l’incorporazione dei club dell’Est nella Bundesliga nella stagione 90-91. Da allora, tre decenni e mezzo dopo, la capitale non ha firmato un solo titolo nazionale. Rappresentato attualmente nella massima categoria dall’Unión Berlin e nella seconda dall’Hertha, non sembra che questi dati cambino nel breve periodo. Qualcosa di simile accade con Ankara in Turchia, con i grandi club concentrati a Istanbul. Nemmeno un campionato…
Caso diverso quello della Roma, che con l’arrivo del 2026 chiude un quarto di secolo senza assaporare lo scudetto. La Juventus e i due club milanesi avevano condiviso quei titoli fino a quando il Napoli sembrava aver vinto due degli ultimi trema né la Roma né la Lazio, nonostante l’enorme livello di richiesta che segna il loro percorso storico, sono riuscite a tornare a un track record che già comprendeva entrambe prima, ma che in ogni caso le ha accomunate proprio perché la squadra celeste vinse il titolo 99-00, con tra gli altri Nesta, Verón, Simeone, Mancini, Boksic e Inzaghi, guidata da Eriksson, e per i giallorossi che riuscirono a succedergli un anno dopo con i Cafú, Samuel, Totti. Delvecchio o Batistuta, più Capello in panchina.
Le celebrazioni storiche sono ancora ricordate allo Stadio Olimpico e in tutta la città, un anno preso da alcuni, quello successivo da altri, ma da allora la siccità è continuata. Gasperini, che ora allena la Roma e che sta vivendo un buon anno nonostante la sconfitta di sabato contro l’Atalanta, nella sua presentazione ufficiale ha comunque chiarito la questione: “Oggi la Roma non è nelle condizioni di lottare per lo scudetto e per questo il nostro obiettivo sarà la qualificazione alla prossima Champions League. Fuori Milano e Torino si possono ottenere grandi risultati, ma per questo bisogna lavorare nel medio termine. “Ci vorrà tempo”.
Non è facile specificare di cosa parliamo quando parliamo di Europa, perché il numero esatto di paesi dipenderebbe dalla loro definizione: includere o escludere quelli che condividono il territorio con l’Asia, includere o escludere i microstati, includere o escludere i territori la cui sovranità non è riconosciuta all’unanimità… La cifra solitamente citata è di 50, mentre l’Unione Europea ne conta solo 27 e mentre la UEFA, dal canto suo, estende un rapporto particolare a 55. che comprende, ad esempio, Israele, Scozia, Kosovo, Isole Faroe o Gibilterra.
E non è facile, a seconda dei casi, specificare se una squadra appartiene o meno alla capitale del proprio Paese. Ecco il caso della Grecia con l’Olympiakos. Perché è l’entità rappresentativa del Pireo, che a sua volta è amministrativamente un comune indipendente da Atene… ma situato a pochi chilometri di distanza e che di fatto funge da porto principale. In ogni caso, comunque si prenda la domanda, non bisogna andare troppo indietro nel tempo: se i biancorossi hanno vinto l’ultima Superlega, per l’AEK è stata la stagione 22-23.
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Con Bruxelles accade più o meno la stessa cosa. L’Union Saint-Gilloise, campione in carica, può essere intesa come una squadra della capitale belga? Perché la sua genesi è nel comune di Forest e deve il suo nome a Saint-Gillesconsiderate all’epoca la “Piccola Spagna” a causa dell’emigrazione, entrambe situate nella regione di Bruxelles-Capitale. Se questa appartenenza non viene accettata come buona, bisogna tornare indietro di molti anni, e passare per Anderlecht, Anversa, Bruges, Gand, Genk, Liegi o Mechelen, per esempio, fino ad arrivare alla conquista di Molenbeek… nel 74-75.
In Norvegia, Stabaek ha la sua sede a Bærum, un sobborgo di Oslo.. Se il titolo viene accettato, è del 2008. In caso contrario, bisogna tornare al 2002 per trovare Vålerenga. In Georgia, l’Iberia 1999 vinse l’ultimo campionato, che corrisponde a Tbilisi perché si trova nel distretto di Saburtalo.
Parigi vive la dinastia della sua squadra, Londra si strugge per l’attuale leadership dell’Arsenal mentre torna al titolo del Chelsea nel 2017 e Madrid ha vissuto campionati per le sue due squadre in questo stesso decennio, per completare i grandi tornei del continente, ma Le scritte in piccolo dell’Europa lasciano numerosi casi che devono essere affrontati…
Quella del Vaduz, club del Liechtenstein che tuttavia opera nel calcio svizzero, precisamente nella sua seconda categoria, visto che nel suo Stato esiste solo la Coppa… che tra l’altro ha già vinto più di 50 volte e che l’ha portato addirittura in Conference League. O quello di Monaco, entità di un Principato senza propri concorsi, insomma Gioca da più di un secolo in Francia, affermandosi come una delle grandi della Ligue 1 e avendo festeggiato il suo ultimo titolo nel 2017 (Lemar, Bernardo Silva, Falcao, Mbappé…). Oppure quello della Città del Vaticano, Stato sovrano situato proprio all’interno di Roma, considerato il Paese più piccolo del pianeta e nel quale, proprio per questo motivo, qualsiasi competizione che possa essere giocata direttamente esclude la possibilità che vinca una squadra ‘esterna’.
E poi c’è Andorra, ovviamente, simile a molti di quelli che hanno già firmato ma che tocca direttamente il calcio spagnolo. Il club guidato da Gerard Piqué attualmente circola nella Hypermotion Leaguein cui proprio ieri ha fatto visita a Ceuta.
Capitali con titoli, capitali che non li hanno più, capitali che non li hanno mai avuti. CalcioIn sintesi.
E questo è davvero tutto dalla redazione di JustCalcio.com.
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