2026-01-13 12:32:00 Riportiamo fedelmente quest’ultima notizia pubblicata pochi minuti fa sul web, sul giornale iberico Marca:
Álvaro Arbeloa Non parla di calcio per teoria, ma per esperienza. In La voce degli allenatori, L’attuale allenatore del Real Madrid spiega il suo modo di intendere il gioco basandosi su due assi ben precisi: principi difensivi – spiegato dalla marcatura individuale contro giocatori d’élite – e il patrimonio calcistico lasciatogli da alcuni degli allenatori più influenti della sua carriera. Da lì nasce a profilo tecnico che fugge dal dogma unico e impegno per il dettaglio, il controllo e la gestione del gruppo.
Difendere non è rubare, non è lasciarsi sopraffare
Lui punto di partenza dal discorso di Arbeloa in La voce degli allenatori È chiaro: difendere bene non significa necessariamente recuperare palla. Contro gli attaccanti di alto livello, L’obiettivo prioritario è non superarsi e controllare lo spazio, anche se questo significa non intervenire direttamente nel gioco.
La cosa fondamentale è controllare gli spazi e costringere l’avversario a giocare dove fa meno danni.
Álvaro Arbeloa, allenatore del Real Madrid
Arbeloa insiste su questo Un difensore può giocare una partita perfetta senza rubare un solo pallone se riesce a indirizzare l’avversario verso zone meno dannose.evitare gli uno contro uno favorevoli e proteggere gli spazi chiave: “La cosa fondamentale è controllare lo spazio e costringere l’avversario a giocare dove fa meno danni”, dice. La difesanella sua concezione, È una questione di posizionamento.pazienza e lettura del gioco, non impulsività.
Il controllo dello spazio prima dell’azione eroica
“Difendere non significa sempre andare allo scontro, significa saper cronometrarlo.” Uno dei messaggi più ripetuti nella sua spiegazione è la necessità di pensare prima di agire. Contro giocatori tecnicamente superiori, la tentazione di entrare in collisione o forzare un’azione difensiva di solito finisce in svantaggio. Arbeloa difende il contrario: tempismo, chiusura delle corsie di sorpasso e guida dell’attaccante.
Molte volte l’errore è voler vincere l’azione invece di vincere la situazione.
Álvaro Arbeloa, allenatore del Real Madrid
Non si tratta di vincere ogni duello, ma di minimizzare l’impatto del talento rivale: “Molte volte l’errore è voler vincere l’azione invece di vincere la situazione.” Il difensore, secondo Arbeloa, deve partire dal presupposto che il suo successo spesso consiste nel far giocare l’attaccante a disagio, lontano dalla sua zona di influenza e senza chiare opzioni di squilibrio. “Contro ottimi giocatori, se corri, sei morto”, sottolinea.
Principi difensivi come base del collettivo
Sebbene l’esempio parta dalla marcatura individuale, Arbeloa sottolinea che questi comportamenti hanno senso solo all’interno di un quadro collettivo. Difendersi bene è un compito condiviso: distanze brevi, aiuto ravvicinato e una struttura che supporta il giocatore che entra in azione.
In quel contesto, La difesa cessa di essere una somma di sforzi individuali per diventare un sistema di controllo, dove ogni decisione ha un impatto sull’insieme. È un’idea strettamente legata all’allenamento: capire la partita prima di reagire. E sottolinea: “La marcatura individuale ha senso solo se dietro c’è una struttura”.
Se sei un ottimo allenatore tatticamente, ma non sai come guidare il gruppo, sei destinato al fallimento.
Álvaro Arbeloa, allenatore del Real Madrid
La gestione umana, innanzitutto
Il messaggio è inequivocabile: Le tattiche senza gestione umana non funzionano. Arbeloa lo spiega in modo crudo: “Se sei un ottimo allenatore tatticamente, ma non sai come guidare il gruppo, sei destinato al fallimento. La gestione umana è la chiave perché le idee funzionino”.
Tutto questo apprendimento porta a un’idea centrale: L’allenatore deve allenare i calciatori, non limitarsi a gareggiare nel fine settimana. Arbeloa parla trasmettere ambizione, domanda e ritmo competitivo permanente, con un motto chiaro per le loro squadre: “Devi giocare a pieno ritmo dal primo al 90esimo minuto”.
Un trainer costruito a partire da altri trainer
Arbeloa spiega anche esplicitamente il suo punto di partenza come allenatore: Non copiare solo uno dei tuoi allenatori durante il tuo periodo da giocatore, ma impara da tutti loro.. Considera un privilegio aver lavorato con tecnici dai profili molto diversi e riconosce che “mi piacerebbe avere un po’ tutti gli allenatori che ho avuto, perché ho avuto i migliori”. Non si parla di stili chiusi, ma di strumenti che si completano a seconda del contesto, del gruppo e del momento.
Di Rafa Benitez, Arbeloa si distingue rigore metodologico e “l’importanza del miglioramento costante del calciatore” con messaggi chiari e ripetuti. Di Manuel Pellegrini, IL velocità di gioco, mobilità e occupazione intelligente degli spazi.
Di José Mourinhosottolinea”la sua leadership e per allenarsi sempre secondo il suo modello” e il fabbisogno giornaliero. E di Carlo Ancelotti, evidenzia la gestione del gruppo spesso sottovalutata e una solida organizzazione tattica, soprattutto a livello difensivo: “È molto più tattico di quanto la gente pensi.”
Un discorso che spiega all’allenatore
Lontano dai grandi slogan, Arbeloa è spiegata in dettaglio. Da come affrontare un differenziale estremo a come guidare un gruppo con esigenza e coerenza. Non costruisce un personaggio, ma la storia di un allenatore: qualcuno che intende il calcio come un equilibrio tra tattica, comportamento e persone. Questa è la chiave del suo discorso. E, probabilmente, il suo futuro in panchina. Difesa, metodo e gestione dello spogliatoio non sono compartimenti stagni, ma parti di uno stesso processo formativo.