Tuttosport – Agnelli, l’Italia-gambero e quel grido d’allarme ignorato dal 2012: le riforme di oggi proposte 14 anni fa
2026-04-09 16:50:00 Flash news da TS:
Dall’ottobre del 2012 sono passati quattordici anni, tre Mondiali saltati e un progressivo declino economico del movimento calcistico italiano. E mentre oggi c’è chi cerca di addossare la colpa su spalle altrui, nel 2012 c’era chi elencava i problemi da affrontare, le urgenze da risolvere per evitare il disastro. Purtroppo sono esattamente gli stessi di oggi. Quattordici anni passati completamente invano.
Le riforme mai realizzate: l’allarme lanciato nel 2012
Ottobre 2012, assemblea degli azionisti della Juve, Andrea Agnelli introduce così i lavori della giornata: «Il calcio è un fenomeno che si sta evolvendo rapidamente… …Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo. Il calcio italiano si trova oggi di fronte a un bivio. Dopo i fasti degli ultimi 30 anni, stiamo oggi vivendo un declino rapidissimo che non accenna a diminuire. Il suo modello di sviluppo è bloccato da alcuni fattori che riflettono molto fedelmente la crisi in cui versa il Paese. Non ho grandi dubbi su quale sarà tra vent’anni il club italiano più amato. La Juventus avrà ancora milioni di tifosi e i colori bianconeri continueranno a colorare gli stadi italiani. Ma quali stadi? Tutti noi dobbiamo chiederci che cosa sarà diventato il calcio italiano tra alcuni anni. Molte nazioni hanno vissuto un declino calcistico, ma nessuna ha avuto un crollo così veloce. Siamo in presenza di un tracollo strutturale che non può essere spiegato solamente con la crisi economica. I presidenti, i media e in generale gli osservatori ci chiedono se sosterremo questo o quel candidato alla guida della Lega di Serie A o della Federazione Italiana Gioco Calcio. Nessuno, purtroppo, si domanda che cosa si debba fare per adempiere a questi due importanti incarichi. Il “name-dropping” ha sostituito progressivamente i contenuti. Anzi, oggi viene addirittura confuso con essi. Quale candidato sostiene la Juventus? Sostiene una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo trattato al pari del movimento di base. Chi sostiene il contrario condanna l’Italia alla marginalità europea e mondiale. Questo non significa interrompere i meccanismi di solidarietà o rinnegare le istituzioni. Vorremmo semplicemente che la locomotiva, perché di questo si tratta, fosse in grado di procedere al pari delle altre. I campionati di serie A e B rappresentano l’unico vero patrimonio sportivo ed economico del movimento. Senza di essi il calcio continuerà ad essere lo sport più amato e praticato. Ma sarà un fenomeno locale».
«L’Italia nel 1997 era prima nel ranking Uefa e seconda per numero di spettatori allo stadio e per fatturato. Oggi siamo quarti, Inghilterra, Spagna e Germania si stanno distanziando e presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, del numero delle squadre professionistiche del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, oggi regolato da una legge del 1981. Riforma della legge Melandri, senza tornare alla contrattazione individuale, ma con una migliore applicazione dei principi di essa stabiliti. Tutela dei marchi. Legge sugli impianti sportivi. Riforma complessiva della giustizia sportiva. Che non può trattare investimenti da milioni di euro come le dispute di un piccolo circolo sportivo. Queste sono le tematiche su cui vorremmo confrontarci, non sulle liste dei nomi da eleggere con meccanismi di governance cervellotici e appartenenti ad una cultura che i fatti hanno dimostrato essere una cultura della conservazione e del declino. Il mondo del calcio si sta evolvendo, ma non aspetterà l’Italia. Questa è una presunzione mortale. I nostri tecnici e i nostri migliori talenti hanno nuovi palcoscenici su cui cimentarsi. Dal Brasile alla Cina, dalla Russia al mondo arabo. Siamo tutti a doverci adeguare… e trovare soluzioni, con urgenza».
Dunque: legge sugli stadi, riforma dei campionati con riduzione delle squadre, investimenti sui settori giovanili, riforma della legge Melandri, riforma della giustizia sportiva. Manca qualcosa? No, nulla. È esattamente l’agenda che leggete sui giornali di questi giorni, compreso il nostro. Ma il discorso che avete letto è di quattordici anni fa: possibile che in questi quattordici anni non si potesse fare nulla, risolvere anche solo un problema messo sul piatto dall’allora trentasettenne Andrea Agnelli?
