CdS – Rivoluzione Fiorentina: con i riscatti si sfonda il tetto dei 200 milioni
2026-09-02 10:28:00 Fa notizia quanto riportato poco fa dal CdS:
Viery da una parte e Pedro Gonçalves dall’altra sono i confini temporali del mercato targato Fabio Paratici per lasciare poco o nulla della vecchia Fiorentina e costruirne una nuova che sia “competitiva e duratura”: perché nel mezzo ci sono stati Dragusin e Atta, Jimenez e Oulai, Valdepeñas e Joao Mario, Mastantuono e Pellegrino, Njie e Beto, infine Gnonto ad anticipare di un giorno il portoghese in arrivo da Lisbona. In attesa di capire se la suggestione dello svincolato Brozovic da oggi può diventare qualcosa di più e fare quattordici, sono stati tredici gli acquisti con 130 milioni (e spiccioli) spesi calcolando ovviamente la parte fissa di ogni singola operazione e, se tutti i riscatti dovessero essere messi a bilancio l’anno prossimo, si sfonderebbe quota 200: rivoluzione doveva essere e rivoluzione è stata. Very expensive, direbbero gli inglesi da cui ha anche pescato la Fiorentina.
Dalla difesa agli esterni offensivi: l’evoluzione del mercato viola
ZIG ZAG VIOLA. Cominciata il primo giorno di luglio con il centrale pagato 15 milioni al Gremio e conclusa l’ultimo giorno delle trattative esattamente due mesi dopo con l’esterno, dallo Sporting Lisbona in prestito oneroso a 2,5 milioni e obbligo di riscatto condizionato a 22,5, che ha varcato i cancelli del Viola Park ieri all’ora di cena dopo essere stato ufficializzato una manciata di minuti prima delle 20. E l’inizio e la fine dicono ciò che è stato il mercato della Fiorentina: subito l’acquisto per modificare la struttura della difesa (e il secondo non a caso sarà Dragusin, altro centrale), in fondo l’innesto che probabilmente doveva essere in cima. In poche parole, un mercato che fino al 6 agosto (al Vespucci è stata la volta di Franco Mastantuono) ha entusiasmato i tifosi viola nel segno di autentici colpi in stile Premier League, smarrendo poi il significato originario per poter soddisfare Grosso e il suo 4-3-3 che non poteva essere tale privo di esterni offensivi di ruolo.
E difatti, riprove alla mano ché quelle contano e basta, da sabato a ieri di ali d’attacco la Fiorentina ne ha prese non una, ma ben tre (Njie, Gnonto e appunto Pedro Gonçalves), dando ragione a chi diceva che nel ruolo servivano almeno tre rinforzi: che siano arrivati a Firenze al gong o quasi rafforza l’assioma sopra del mercato fatto sì per cambiare tanto in base al progetto originario, ma poi forse troppo e soprattutto con modalità e gestione poco lineari specie nell’incastro con altre vicende. Una, in particolare: quella di Kean.
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Pellegrino e Beto per Piccoli e Kean: l’attacco ha cambiato pelle
NOVE CHE PESA. E Kean riporta a Pellegrino (22,5 milioni al Parma) individuato come possibile sostituto quando lo stesso Kean era ancora a Firenze, ma in pochi avrebbero scommesso un euro sulla permanenza, e quindi a Beto (18 milioni per prenderlo dall’Everton) dopo il sì condizionato dell’ex Udinese e alla necessità a quel punto di trovare l’erede del centravanti della Nazionale azzurra che ha scelto Fabregas, la Champions League e il Como: la risposta spetta solo al campo, eppure è chiaro che una parte delle ambizioni della Fiorentina sono e saranno legate al rendimento dei due centravanti, che insieme intanto valgono economicamente quanto Kean. Una parte da loro, una parte da quanto splenderanno i gioielli (Atta, Oulai e Mastantuono) e più di tutto se la rivoluzione funzionerà.

