CdS – la Figc cambia le regole sul blocco del mercato. Cosa succede ora
2026-03-26 09:37:00 Lettori di JustCalcio.com, vi riportiamo in versione integrare l’ultima notizia di calciomercato del Corriere:
Le modifiche introdotte una settimana fa dal Consiglio Federale alla sezione delle NOIF (le Norme Organizzative Interne Federali) riguardante i controlli economico-finanziari alle società di calcio intervengono sui meccanismi utilizzabili per coprire squilibri nell’indicatore del costo del lavoro allargato e della regola del pareggio di bilancio. Il caso era emerso durante la sessione di mercato di gennaio, colpendo in particolare il Napoli che per ragioni meramente tecnico-contabili non aveva rispettato il limite del costo del lavoro, ritrovandosi con il mercato in entrata bloccato. Le nuove norme consentono ai club di utilizzare sia eventuali riserve di utili non distribuiti che eventuali riserve di liquidità. Le prime sono poste contabili del patrimonio netto, utilizzabili purché siano riserve distribuibili ai soci (ad eccezione quindi della riserva legale e delle riserve da rivalutazioni) a condizione che ad esse sia stato apposto un vincolo di indisponibilità. La misura “riparatoria” deve quindi scaturire da una decisione discrezionale del club di destinare parte delle riserve a copertura dello squilibrio rilevato. Le riserve finanziarie sono invece le disponibilità di cassa risultanti a bilancio. È dunque evidente che l’intervento del Consiglio Federale serve a sanare il paradosso per cui una società sana, con patrimonio netto abbondante e addirittura con elevate disponibilità di cassa, possa trovarsi sotto scacco per un mero tecnicismo contabile.
Come cambia il mercato del Napoli
Secondo le norme introdotte l’anno scorso, il costo del lavoro allargato (cioè la somma del monte stipendi e del costo per ammortamenti dei cartellini) non deve superare il 70 per cento dei ricavi. Il Napoli, per esempio, anziché una politica di ammortamenti classica a rate costanti, adotta da sempre una politica di ammortamenti accelerati, cioè abbatte l’80% dei cartellini nei primi due anni. Una scelta prudenziale, quindi virtuosa, che aveva però prodotto il paradosso di mettere il club azzurro fuori dai paletti al termine di una stagione in cui aveva concluso acquisti per 150 milioni. La norma fu poi corretta, normalizzando il parametro per rimediare a una palese assurdità, ma in Assemblea di Lega alcuni club avevano bocciato la modifica delle regole in corso d’opera, cioè nel mezzo di una sessione di mercato. Ora la FIGC riconosce le ragioni del Napoli che aveva chiesto proprio l’utilizzo delle riserve di utili e di liquidità: una vittora simbolica, fuori tempo massimo perché dalla prossima sessione estiva il Napoli non avrà problemi. L’utilizzo delle riserve (di patrimonio e di liquidità) non è l’unico strumento per sanare squilibri: gli azionisti potranno porvi rimedio con aumenti di capitale versati o con versamenti in conto futuro aumento di capitale. Oppure, ancora, con finanziamenti soci (purché postergati e quindi equiparabili ad aumenti di capitale) o con cessione di crediti. Occorre provare, insomma, che il club riceva cassa e non movimenti contabili. Se queste misure seguono la logica di non ingessare i club con paletti insuperabili, l’intervento del Consiglio Federale introduce l’obbligo presentare entro il 30 novembre la situazione patrimoniale intermedia al 30 settembre, oltre a quella già prevista al 31 marzo (da presentare entro il 31 maggio). Per quanto riguarda l’indice del costo del lavoro allargato, invece, oltre alle situazioni patrimoniali intermedie I club dovranno depositare la documentazione necessaria a dimostrare la copertura di eventuali squilibril.
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