Emergono i dati che supportano l’emergenza calcio: 67,9% di stranieri, 1,9% di minuti per gli under 21…
2026-04-09 14:15:00 Riportiamo fedelmente quest’ultima notizia pubblicata pochi minuti fa sul web, sul giornale iberico Marca:
Dal momento che Rigore decisivo di Bajraktarevic ingannerà Donnarumma e decretare il terza eliminazione consecutiva del ‘Azzurra’ diretti a Mondoin Italia è iniziato un processo veramente nazionale. Tuttocome già accaduto -seppure con minore intensità- nel 2022 e nel 2017, Offrono la propria teoria sulle cause del fallimento e sulle possibili riforme per tornare a’calcio’ lo splendore di altri tempi.
lle argomentazioni, spesso affermato in modo semplicistico, Sono (quasi) sempre gli stessi: Già non giocato al calcio in strada, I ragazzi trascorrono la giornata sulle reti, Il 1-3-5-2 ha distrutto il campionato, si pensa solo alla tattica e non alla tecnicae gli allenatori delle categorie inferiori -invece di essere formatori di talenti- A loro interessa solo vinceresotto la pressione del carrierismo. Insomma, tutti sembrano convinti di conoscere le cause del disastro, ma nessuno, apparentemente, è in grado di trovare le giuste soluzioni.
Donnarumma scoppia in lacrime davanti al dramma storico italiano
Curiosamente, in un comunicato pubblicato dall’ Federazione Italiana (FIGC), l’ex presidente Gabriele Gravina pubblicato a rapporto sullo stato di salute del calcio italiano. Si tratta di documento che doveva essere consegnato al Governo, sollecitato dai parlamentari ad offrire a panorama della situazione dopo il ennesimo fallimento del movimento. È un peccato dopo le dimissioni dello stesso Gravinal’incontro è stato annullato. “Come se i problemi del calcio italiano fossero stati risolti subito” ha sottolineato l’ex presidente. Un altro esempio di soluzioni semplicistiche che evitano la complessità.
E non è facile, in questo momento, orientarsi nel confuso mare di responsabilità che si cela dietro il declino del movimento. Sebbene Gravinain qualità di presidente della Federazione, essere in parte colpevoleindividuare un capro espiatorio È sempre una soluzione comoda e inefficace. Vale la pena ricordarlo Lo stesso Gravina, alle ultime elezioni (2025), è stato rieletto con il 98,68% dei votiS. Se era lui il problema, perché tutti votavano per lui?
Ricordi l’ultimo gol dell’Italia in un Mondiale?
Al di là della distribuzione delle colpe, Il documento contiene aspetti di grande interesse. Non tanto per le presunte soluzioni – piuttosto fantasiose – ma per la raccolta di dati che riflettono accuratamente e allarmante lo stato del ‘calcio’. Sono dati oggettivi, inappellabili, utili per definire un punto di partenza solido e riconoscere con chiarezza i sintomi di un paziente che, per troppi anni, rifiuta di sottoporsi ad analisi serie.
- Età media in Serie A: 28 anni (8° torneo più antico d’Europa)
- Percentuale di stranieri in campo: 67,9% sui minuti totali (6° dato peggiore in Europa). In Spagna è al 39,6%; in Francia il 48,3%.
- Giocatori ammessi alla Nazionale: solo 89 italiani su 284 che giocano almeno 30 minuti a partita.
- Ultimo in Europa per introiti derivanti dai trasferimenti internazionali di giocatori formatisi nel proprio Paese nell’ultimo decennio.
- 49esimo mondiale (su 50) in minuti giocati da calciatori under 21 selezionabili (solo l’1,9%!).
La seconda parte del documento entra nel merito delle questioni di campo, trasformando in cifre le sensazioni che si provano guardando una partita di Serie A: ritmo lento e tranquillo, circolazione della palla a bassa velocità, assenza di ali affrontate a causa dell’abuso del modello 1-3-5-2 e atteggiamento conservatore, avversione al rischio, che porta ad aspettare in massa il rivale invece di fargli pressione dall’alto.
- La Serie A è fuori dalla ‘top 10’ dei campionati per metri percorsi negli sprint.
- La velocità media della palla è di 7,6 m/s, molto inferiore a quella della Champions League (10,4 m/s) e alla media degli altri campionati maggiori (9,2 m/s).
- La Serie A è ultima per palleggi a partita tra i cinque maggiori campionati (26,69 contro 29,97).
- Dal 2019/20, i dribbling riusciti sono scesi da 19,02 a 12,36 a partita.
- È ultimo anche nel PPDA, cioè l’indice di aggressività in fase di pressione: concede più passaggi all’avversario prima di recuperare la palla.
- Nonostante i buoni risultati nelle Sottocategorie, il contrasto con l’Europa è brutale: tra gli spagnoli all’Europeo Under 19 del 2023 (vinto dall’Italia), i minuti in Prima Divisione sono il doppio di quelli italiani, e sei volte maggiori nei tornei europei. Inoltre, tra le squadre italiane seconde ai Mondiali Under 20 del 2023, quasi tutte giocavano ancora nelle giovanili, a differenza delle loro controparti francesi e inglesi.
Manca l’ultimo passaggio
L’ultimo punto, forse il più allarmante, Ha a che fare con la dispersione dei talenti. I risultati del Squadre giovanili italiane negli ultimi anni Sono magnifici: secondi classificati del Mondiali Under 20 dal 2023, semifinalisti in esso sotto i 17 anni di quest’anno, Campioni d’Europa under 19 (2023) e sotto i 17 anni (2024). Il problema è che questi talenti si perdono lungo il percorso.
Gattuso dopo l’eliminazione dell’Italia
Nelle categorie giovanili gli italiani gareggiano a tu per tu con spagnoli, inglesi o francesi… e spesso li superano. Ma, nel corso degli anni, mentre i suoi coetanei stranieri già giocano in Prima Divisione, Gli italiani restano intrappolati tra Primavera, prestiti in Serie B o C e panchine costanti che ne rallentano lo sviluppo.
Emergono qui due correnti: una sostiene che la dispersione è dovuta alla mancanza di fiducia nei giovani. Caso chiaro: Mattia Liberali, stella assoluta degli Europei Under 19 2023, che ha esordito con il Milan di Fonsecama poi è retrocesso tra la squadra riserve, il Milan Futuro (Seconda B italiana) e la panchina della prima squadra. Quest’anno doveva andare a Catanzaro (Serie B) per giocare.
L’altra corrente ritiene che, in realtà, il talento manchi: L’Italia brilla nei tornei giovanili non per la qualità dei singoli, ma per l’eccellenza organizzazione tattica imposto dai tecnici federali -Nunziata, Bollini, Favo, Franceschini- quella garanzia continuità metodologica da 2018.
Alla fine, i risultati giovanili da soli contano poco: Cosa vale di più l’allenatore che vince un sub o quello che, anche se cade presto, forma giocatori pronti al professionismo? In Italia l’impressione è chiara: si privilegiano i risultati rispetto alla formazione, a tutti i livelli.
Chi palleggia nel 1-3-5-2?
Un altro argomento caldo è il dribbling. I dati sono conclusivi: In nessuno dei cinque maggiori campionati europei si registra meno dribbling che in Serie A.
Bosnia 1 (4) – 1 (1) Italia Riepilogo classifica mondiale
Secondo i dati diffusi da “Sport nel cielo” dopo il giorno di Campioni: “Tra i 100 giocatori con più dribbling nei massimi campionati, 59 sono ali e 15 centrocampisti. Tra i primi 200 ci sono solo otto italiani, e il migliore, Palestra, è al 56esimo posto. La Spagna ne ha 30, la Francia 27, l’Inghilterra 20”.
In altre parole, Il 74% dei 100 giocatori che dribblano di più in Europa sono ali o centrocampisti, due cifre che in Italia sono praticamente scomparsi, perché quasi tutti giocano con il 1-3-5-2.
In questo senso, una delle riflessioni più brillanti dell’ultima settimana è stata quella di Alessio Lisci, uno dei cervelli italiani emigrati e Allenatore dell’Osasunache ha sottolineato: “In Italia giocano quasi tutti con il 1-3-5-2, e questo ha fatto sì che non ci siano ali, né giocatori che si affrontino uno contro uno”.
Immancabile la riflessione di Lisci sul dramma dell’Italia: porta come esempio Lamine
Come possono emergere i giocatori dell’uno contro uno se il sistema non li considera? La frase provocatoria di Jürgen Klinsmannil quale sosteneva che, Se avesse giocato in Italia, Lamine Yamal sarebbe stato ceduto in prestito in Serie B.
Ovviamente è un’esagerazione, perché il talento generazionale dello spagnolo trascende ogni dibattito, ma del vero c’è: Se fossi nato in un asilo nido italiano (e verrebbe da chiedersi se ciò sarebbe stato possibile…), Avrebbe avuto altissime probabilità di ritrovarsi, una volta fatto il salto in prima squadra, nel 1-3-5-2, fatto di continui duelli su tutti i campi, seconde giocate, perdite di tempo, ritmi bassi e lenti.
Non proprio il contesto ideale. E stiamo parlando di Lamine Yamal: immagina come sarebbe per gli altri “comuni mortali”.
La luce degli emigranti
Una flebile speranza esiste ancora e, come sempre, viene dai giovani, da quelle squadre subitaliane che, Anche se falliscono l’ultimo salto, mantengono alta la bandiera nei tornei internazionali.
Non si tratta di risultati, ma di un cambiamento radicale di approccio: i giovani talenti italiani non hanno più paura di emigrare. Al contrario, sono incoraggiati a farlo.
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Se il sistema Paese chiude loro le porte, cercano fortuna all’estero. L’esempio più chiaro è l’Italia sub 19: nella partita contro il Türkiye della scorsa settimana, giocata poche ore dopo lo psicodramma in Bosnia, cinque degli undici titolari hanno giocato fuori dall’Italia: Inacio e Reggiani al Borussia Dortmund -dove hanno già debuttato, e il secondo ha addirittura segnato-, Coletta in esso Benfica,Mantini in esso cavallette, E Natalien Lui PSV, in prestito dal Bayer Leverkusen.
Se il sistema, a livello strutturale, non reagisce con riforme efficaci e drastiche, L’unica risposta potrebbe arrivare da questi giovani talenti, disposti ad affidare la propria formazione calcistica ad altri Paesi.
L’Italia è, oggi, un Paese calcistico malato: Lo dice la Serie A, i risultati in Champions League, la terza assenza consecutiva in un Mondiale, e i dati lo confermano.
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Ma la semplice analisi non è più sufficiente. È necessario agire, essere aperti al cambiamento e disintossicare il dibattito troppo concentrato controversie arbitrali e molto poco nel gioco.
E se coloro che gestiscono il sistema non attuano vere riforme, lo faranno i ragazzi. Partiranno, coltiveranno il loro talento fuori. E, almeno, ne trarrà vantaggio la Nazionale.
La redazione vi terrà aggiornata nel caso vi siano altri aggiornamenti sull’argomento.
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