“Non avevo idea di cosa aspettarmi”
2026-03-24 11:44:00 Giorni caldissimi per il calcio italiano!
Atalanta presumere orgoglioso Di essere la ‘dea’ (la ‘Dea’) d’Italia… E Marten de Roon (Zwijndrecht, 1991) è diventato il tuo particolare ‘semidio’.
Il nazionale olandese 34 anniè diventato il vittoria contro l’Hellas Verona (1-0) nel giocatore con maggior numero di partite giocate (436) nella storia di Atalanta. Il record di Gianpaolo Bellini, che ha fermato il “cronografo”. 435 nel 2016.
Capitano De Roon, firmato dall’Heerenveen nel 2015 per 1,3 milioni di euroha vissuto prima persona la fase migliore del storia recente del ‘Dea’, coronato con la conquista del Europa League 2023-24.
Non solo. È, infatti, il calciatore che ha giocato più partite con l’Atalanta in Serie A (332), in Champions League (43)… e nelle competizioni europee (75). Figure che sono state siglate con 23 gol e 31 assiste… avendo contestato il 92,2% delle parti come titolare e il 30% come capitano.
Un anniversario quello De Ron volevo festeggiare condividendo a lettera emotiva attraverso il loro reti sociali:
“16 agosto 2015. Atalanta-Cittadella.
La mia prima partita ufficiale. A quel tempo, non avevo idea di cosa aspettarmi.
La prima volta che ho indossato la maglia nerazzurra. La prima volta sono sceso in campo dal tunnel situato sotto la Curva Nord. La mia prima partita allo stadio dell’Atalanta.
Chiudo un attimo gli occhi… e da quel giorno sono passate altre 434 partite.
Stadi, paesi, notti che non si dimenticano mai. Victorie e momenti che non avrei mai immaginatoma anche sconfitte e, soprattutto, un infortunio che mi ha causato un dolore profondo. Dentro.
E ora, 22 marzo 2026. Atalanta-Verona. Partita numero 436.
Quando mi guardo indietro, non vedo solo le partite. Vedo un viaggio. Prima in Italia, poi anche in tutta Europa.
Spogliatoi in cui sediamo in silenzio, con la tensione che sale, in attesa di quel segnale che ci porti al fischio d’inizio. E spogliatoi che esplodono dopo una vittoria, tra balli e canti, come quella volta in Ucraina contro lo Shakhtar dopo un’impresa storica.
Vedo rivali che prima vedevo solo in televisione. Adesso sono lì, proprio davanti a me. Nel campo. Nel nostro stadio. Nella nostra città. Bergamo.
Dico “nostro” perché fin dal primo giorno ho sentito il vostro sostegno, nei momenti belli e, soprattutto, in quelli difficili. Il modo in cui sei sempre al mio fianco e al fianco della squadra, con passione e orgoglio, mi commuove profondamente. Mi sento davvero legato a voi fan, come se affrontassimo tutto insieme. Questo legame è qualcosa di veramente unico per me.
In questo percorso, e con questa eredità che ho ereditato, voglio dedicare un ricordo al simbolo dell’Atalanta. Il mio primo capitano, un vero bergamasco: Gianpaolo Bellini.
Un uomo. Un giocatore che ha dimostrato cosa vuol dire indossare questa maglia. Orgoglio. Rispetto. Dedizione. Un esempio.
Eppure… dopo tutte queste partite, dopo tutti questi anni… la sensazione resta la stessa. Ogni volta che indosso questa maglia rimane qualcosa di speciale.
Penso a quei piccoli momenti prima di scendere in campo. Quel breve silenzio prima di entrare in campo, lo sguardo verso le tribune gremite. La coscienza e l’onore di rappresentare l’Atalanta e il vostro incredibile amore da tifosi.
Ma non ho ancora finito. Non ancora. La voglia c’è ancora. La voglia di vincere. Per continuare a migliorare. Per lasciare qualcosa.
E sì… sollevare ancora una volta un altro trofeo.
Per Bergamo, per l’Atalanta, per tutti noi.
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