Tuttosport – “Ho pensato di smettere, quelle volte che credevo di meritare di giocare e la vita di spogliatoio oggi”
2025-11-18 21:01:00 Torino, l’ultimo titolo di Tuttosport:
Nel corso del Social Football Summit all’Allianz Stadium di Torino, uno dei momenti più interessanti della giornata ha visto protagonista Mattia Perin, secondo portiere della Juventus, affiancato dalla mental coach Nicoletta Romanazzi. L’incontro si è trasformato in un viaggio dentro la dimensione mentale del calciatore moderno, tema che l’estremo difensore ha affrontato con grande sincerità e profondità. Il portiere bianconero ha ripercorso alcuni passaggi cruciali della propria carriera, segnati da infortuni, crisi personali e ripartenze. Ha raccontato come il lavoro interiore sia diventato il vero motore della sua crescita, non solo sportiva ma anche umana. La collaborazione con la sua mental coach gli ha permesso di recuperare equilibrio, concentrazione e motivazione. Perin ha condiviso episodi, riflessioni e cambiamenti che lo hanno accompagnato negli anni, offrendo un punto di vista autentico su ciò che significa essere atleta oggi. Un racconto che mette al centro vulnerabilità, determinazione e consapevolezza.
Il percorso mentale e l’incontro con Nicoletta Romanazzi
Perin ha spiegato come l’aspetto psicologico sia diventato determinante nella sua vita professionale e personale, soprattutto dopo un periodo complicato: “Ho capito quanto possa essere importante l’aspetto mentale non solo nello sport ma soprattutto nella vita quotidiana”. Ha raccontato che il primo contatto con Romanazzi è nato in un momento di profonda incertezza, quando stava pensando di appendere i guanti al chiodo: “Ho iniziato con Nicoletta Romanazzi grazie al mio agente Alessandro Lucci, stavo attraversando un periodo delicato, stavo pensando di smettere di giocare a calcio dopo tanti infortuni e non trovavo più la felicità nel giocare“. L’agente lo convinse a tentare un ultimo passo: “Alessandro Lucci mi disse: ‘Appoggio questa tua scelta, datti una possibilità e fai una chiacchierata con lei”. Da quell’incontro, ha intrapreso un cammino di consapevolezza: “Da quel giorno è iniziato un viaggio, un sentiero”. Oggi afferma di conoscersi profondamente: “Ho imparato a conoscermi, so bene quello di cui ho bisogno, so come trovare l’equilibrio“. E riconosce il ruolo decisivo della mental coach: “Nicoletta riesce spesso a trovare la chiave di volta per sbloccarmi e permettermi di essere il più performante possibile nello sport e nella vita”.
La gestione delle emozioni, degli infortuni e degli errori
Quando gli viene chiesto un episodio significativo, Perin sottolinea come il vero cambiamento sia avvenuto nella gestione delle emozioni e delle difficoltà: “Ce ne sono tanti. Quello che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi è quanto siamo determinati a lavorare su noi stessi“. Ha ricordato i momenti più duri, tra infortuni e panchine pesanti: “Durante gli infortuni che ho avuto, le volte che credevo di meritare di giocare e non venivo messo in campo, è stato fondamentale trovare l’equilibrio, accettare la frustrazione e le emozioni che percepiamo come negative”. Proprio l’accettazione è diventata la base del suo percorso: “Ho imparato che tutte le emozioni con equilibrio possono portarci sempre qualcosa di buono“. Questo approccio lo ha aiutato anche come padre: “Quello che ho imparato cerco di metterlo a piccole dosi nella vita dei miei figli e mi riempie di orgoglio vedere tutto questo”. Ha rivelato di avere un modo particolare per fuggire dai pensieri negativi: “Ogni volta che commettevo un errore, pur di non pensare guardavo ore di documentari su qualsiasi cosa: dagli Egizi, all’arte”. Oggi il metodo è cambiato radicalmente: “Adesso accetto l’errore e lo analizzo. Lo accetto e cerco di trovare la soluzione per risolverlo”.
